Il procedimento monitorio

Il procedimento monitorio

Causa in materia di responsabilità professionale

Il procedimento monitorio è uno dei cosiddetti procedimenti sommari presenti nel nostro ordinamento processuale. La principale caratteristica del procedimento è la possibilità di precostituirsi in tempi rapidi un titolo esecutivo. Il procedimento è introdotto da una delle parti, mediante il ricorso per decreto ingiuntivo sulla base di una peculiare documentazione, di evidente favore per il ricorrente. Il contraddittorio rimane eventuale e posticipato: e, per di più, lasciato all’iniziativa processuale della controparte, la quale, pur continuando a rivestire la qualità sostanziale di convenuto, diviene attore in senso formale e quindi onerata di dare impulso al processo. Tale complessiva impostazione mette in luce le insidie di tale forma di esercizio della giurisdizione: una delle parti viene, per quanto momentaneamente, del tutto premessa e le sue ragioni saranno ascoltate soltanto in un tempo successivo e per di più condizionatamente alla tempestività e ritualità di una rilevante attività processuale (la redazione dell’atto di opposizione, la sua notificazione, la sua iscrizione a ruolo, con tutti i costi che comporta). Tale maggior favore processuale per il ricorrente spiega, da un lato, chiaramente la propensione delle parti ad avvalersene. La competenza per l’emissione del decreto ingiuntivo spetta al giudice che sarebbe competente in via generale per la domanda, ove questa fosse proposta in via ordinaria. Pertanto, è competente anche il giudice di pace per le somme sino ad € 5.000,00. Quanto alla competenza per territorio, si può far riferimento al foro generale delle persone, fisiche o giuridiche, di cui agli artt. 18 e 19 c.p.c., cioè ove il convenuto ha la sede o la residenza può, peraltro, applicarsi anche qualunque altro foro alternativo, quale, ad es. quello del luogo in cui è sorta o deve eseguirsi l’obbligazione dedotta in giudizio. Le condizioni di ammissibilità del procedimento monitorio sono stabilite dall’art. 633 e ss. c.p.c. sono, per quel che ci interessa, l’essere creditori di una somma certa, liquida di danaro, cioè una somma che deve essere determinata nel suo ammontare. Inoltre, sulla somma deve essere fatta valere la prova scritta, la quale deve riguardare in modo immediato e diretto i fatti costituiti del diritto azionato, nel caso de quo il BTP. Il giudice riscontra la ritualità formale del ricorso e della documentazione allegata al ricorso, e vaglia tutti i presupposti processuali dell’azione, di cui abbiamo appena parlato (competenza per valore, competenza territoriale, requisiti del credito certo, liquido ed esigibile) verifica la capacità processuale del ricorrente, della sottoscrizione del ricorso da parte di un procuratore munito di regolare procura ed iscritto in uno degli albi dei Tribunali. Il giudice dovrà, poi, procedere all’esame delle prove esibite dal ricorrente a sostegno della domanda di ingiunzione: e, nell’ipotesi in cui quest’ultima appaia non già ictu oculi infondata, ma soltanto insufficientemente documentata, egli può disporre che il ricorrente sia invitato ad integrarla. Il positivo riscontro della prova offerta dal ricorrente, sussistendo anche i presupposti di competenza e ammissibilità, comporta una decisione di accoglimento della domanda proposta dal ricorrente con il ricorso e si sostanzia nell’emissione del decreto ingiuntivo, cioè di un decreto motivato. Il decreto, avendo la natura di accertamento con attitudine al giudicato (e quindi del tutto identico a quello contenuto in una sentenza definitiva di condanna emessa all’esito di un ordinario giudizio di cognizione), deve contenere l’ingiunzione al debitore di pagare la somma dovuta nel termine di quaranta giorni, con l’avviso della possibilità di proporre, entro lo stesso termine, opposizione e dell’eventualità che, in mancanza di quest’ultima, si potrà procedere ad esecuzione forzata. L’indicazione di tale termine è a pena di nullità del provvedimento, visto che ne costituisce un requisito essenziale a tutela del diritto di difesa dell’intimato. Quanto agli accessori del credito principale, per il quale il decreto stesso viene concesso, nessun problema sorge per gli interessi, la cui misura viene determinata in via generale dalla legge, o richiesta espressamente dal ricorrente nel caso di interessi con tassi superiori a quello legale, e per le spese legali, che vengono liquidate dal Giudice. In via di principio il decreto ingiuntivo non acquista efficacia esecutiva se non a seguito della mancata proposizione dell’opposizione e decorsi i 40 gg dalla notifica. Esistono delle ipotesi in cui è peraltro possibile ottenere il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo. Ciò avviene quando il credito sia fondato su cambiale, assegno bancario o circolare (anche se prescritti) ovvero su certificato di liquidazione di borsa o su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato e quando vi sia pericolo di grave pregiudizio nel ritardo. La provvisoria esecuzione è una valutazione certamente discrezionale lasciata al Magistrato, situazione però nel caso de quo non mi pare possa essere ritenuta applicabile, in quanto Poste Italiane ha, preliminarmente, già disconosciuto di essere debitrice di una certa somma al momento dell’avvenuta richiesta di incasso del buono da parte del cliente ed è un debitore solvibile. Il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo è un semplice sviluppo, meramente eventuale, della fase monitoria. La fase di opposizione vede restaurata la piena operatività del principio del contraddittorio e si svolge come un ordinario giudizio di cognizione. L’opposizione ha come oggetto non più solamente il controllo di validità del decreto ingiuntivo opposto, ma involge anche, se non soprattutto, il merito e, cioè, la fondatezza della pretesa azionata dal creditore fin dal ricorso. In altri termini, l’opposizione devolve al giudice il completo esame del rapporto giuridico controverso e non il semplice riscontro della legittimità della pronunzia del decreto. Il decreto ingiuntivo non opposto acquista, al pari di una ordinaria sentenza di condanna, autorità ed efficacia di cosa giudicata sostanziale, in relazione al diritto in esso consacrato tanto in ordine ai soggetti ed alla prestazione dovuta, quanto all’inesistenza di fatti impeditivi, modificativi o estintivi, tanto che la sua efficacia preclusiva si estende a tutte le relative questioni, impedendo che in un successivo giudizio, avente ad oggetto una domanda basata sullo stesso rapporto, si proceda ad un nuovo esame di esse. Il destinatario di un decreto ingiuntivo, pertanto, non ha altra scelta, per evitare la definitività della statuizione, per quanto impostata come provvisoria, dei fatti costitutivi del diritto della sua controparte, se non quella di proporre impugnazione tempestiva. Il sistema processuale privilegiato per i crediti ammessi alla procedura monitoria comprende anche la possibilità che il decreto ingiuntivo sia dichiarato provvisoriamente esecutivo, in corso di causa e che possa essere intrapresa un’azione esecutiva dal creditore in corso di causa. Ciò è, peraltro, in radice precluso: a) ove l’opponente produca una prova scritta; deve trattarsi di un documento idoneo a provare, ai sensi degli artt. 2699 ss. c.c., l’inesistenza del fatto costitutivo del credito azionato, ovvero l’esistenza di fatti modificativi, impeditivi o estintivi del medesimo; b) in caso di impossibilità di una rapida definizione del giudizio; anche in tal caso, comunque, il Giudice ha un grande margine discrezionale. L’opposizione termina con una sentenza di rigetto o di accoglimento della domanda. Nel caso di rigetto, sia per motivi di rito, sia per motivi di merito essa comporta l’acquisto di efficacia esecutiva da parte del decreto, che non ne sia già munito. Quanto all’accoglimento totale dell’opposizione, esso può aver luogo per difetto della giurisdizione dell’Autorità Giudiziaria Ordinaria o di competenza del giudice del monitorio o per motivi di merito: ciò comporta la declaratoria di nullità del decreto, va pure espressamente revocata anche l’eventuale ordinanza di concessione dell’esecuzione provvisoria e la conseguente perdita di efficacia del decreto opposto.

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