Il diritto di abitazione del coniuge superstite

Il diritto di abitazione del coniuge superstite

Diritto successorio

L’art. 540, 2° comma, c.c. dispone: “Al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni”. Secondo la concorde giurisprudenza e la prevalente dottrina, i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la arredano, previsti in favore del coniuge superstite, presuppongono, per la loro concreta realizzazione, l’appartenenza della casa e del relativo arredamento al de cuius o, in comunione, a costui e all’altro coniuge, “essendo manifestamente inammissibile una loro estensione a carico di quote di soggetti estranei all’eredità nel caso di comunione degli stessi beni tra il coniuge defunto e tali altri soggetti” (così Cass. 22 luglio 1991 n. 8171). Anche la sentenza della Corte di Cassazione 23 maggio 2000 n. 6691 ha statuito che “non può esimersi dal negare la configurabilità del diritto di abitazione in favore del coniuge superstite quando la casa familiare fosse in comunione tra il coniuge defunto e un terzo”. Lo stesso principio era già stato enunciato dalla Suprema Corte con la sentenza 10 marzo 1987 n. 2474. Più di recente, la Corte di Cassazione, con la sentenza 6 aprile 2000 n. 4329, ha avuto modo di affermare che “in caso di successione legittima gli artt. 581 e 582 c.c. non contemplano, in favore del coniuge superstite, i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la corredano”. Anche la giurisprudenza di merito è concorde nell’affermare che “deve negarsi che siano configurabili tali diritti (di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano), quando la casa sia in comunione tra il de cuius e un terzo” (Trib. Roma 26 marzo 2003, in Giur. Merito 2003, 1402; Trib. Cagliari 5 aprile 2006, in Riv. Giur. Sarda 2008, 2 203; Tribunale Nocera Inferiore 4 ottobre 2000, in Arch. Locazioni 2001, 268). Le ragioni che hanno indotto la giurisprudenza e la dottrina prevalenti ad abbracciare la tesi sopra richiamata consistono, fra le altre, nella inaccettabilità del fatto che, qualora il defunto fosse comproprietario pro-quota dell’alloggio con un terzo e lo occupasse, per la quota non di sua proprietà, a titolo di comodato, il superstite verrebbe ad ottenere, in forza della tesi contraria, un diritto reale (sulla quota non di proprietà del defunto) in precedenza inesistente. Conseguentemente, nel caso in cui il coniuge superstite continui ad occupare l’immobile oggetto di comunione ereditaia con altri soggetti, esso dovrà essere ritenuto debitore nei confronti degli altri comunisti di una somma a titolo di occupazione dell’immobile da calcolarsi tenuto conto dei valori di mercato per immobili di pari tipologia abitativa.

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